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Febbraio 17, 2026
Geoeconomia e sicurezza: nuovo perimetro delle scelte economiche
È indicativo di quanto il nostro mondo sia cambiato il fatto che Christine Lagarde, una banchiera centrale, prenda la parola in un contesto come quello della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco per parlare di catene di approvvigionamento: dieci anni fa, ciò sarebbe apparso come un errore di categoria. Il messaggio è chiaro: commercio, catene del valore e dipendenze produttive non sono più solo questioni economiche, ma anche fattori di sicurezza strategica. L’interdipendenza che per anni ha sostenuto la crescita globale oggi espone le economie avanzate a nuove vulnerabilità, sia rispetto a shock esogeni, sia all’uso politico delle relazioni commerciali. Prepararsi a questo scenario significa rafforzare l’autonomia strategica senza rinunciare ai benefici dell’integrazione.
Europa, crescita moderata e ambizioni di sovranità
I dati macroeconomici europei confermano una fase di crescita contenuta ma positiva. Nel quarto trimestre del 2025 il PIL dell’area euro è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, mentre l’occupazione è cresciuta dello 0,2% (Eurostat). Numeri modesti, ma coerenti con un contesto di rallentamento globale.
Sul fronte esterno, l’area euro continua a registrare un surplus commerciale: a dicembre 2025 il saldo positivo negli scambi di beni ha raggiunto i 12,6 miliardi di euro, con esportazioni in aumento del 3,4% su base annua (Eurostat).
In questo quadro si inserisce il dibattito sulla sovranità monetaria europea. Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, ha sottolineato come la moneta unica rappresenti uno degli asset strategici dell’integrazione europea, ma non possa essere data per scontata in un mondo segnato da innovazione tecnologica e tensioni geopolitiche.
Finanza pubblica e credito
Sul piano nazionale, i conti pubblici restano sotto osservazione. Alla fine del 2025 il debito delle amministrazioni pubbliche italiane ha raggiunto i 3.095,5 miliardi di euro, in aumento rispetto all’anno precedente, riflettendo soprattutto il fabbisogno pubblico e l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (Banca d’Italia).
Parallelamente, il credito mostra segnali di rafforzamento. A gennaio 2026 i prestiti a famiglie e imprese sono cresciuti dell’1,9% su base annua (ABI), un dato coerente con quanto rilevato dalla Banca d’Italia, che segnala un aumento del 2,1% dei prestiti al settore privato a dicembre.
Industria e ciclo economico
Il quadro industriale europeo e nazionale appare segnato da un rallentamento di breve periodo. A dicembre 2025 la produzione industriale destagionalizzata è diminuita dell’1,4% nell’area dell’euro e dello 0,8% nell’UE rispetto a novembre (Eurostat). Il calo interrompe un andamento incerto ma non compromette il dato tendenziale: su base annua, la produzione risulta infatti in crescita dell’1,2% nell’area euro e dell’1,4% nell’UE, mentre la media del 2025 segna un incremento dell’1,5% in entrambe le aree. In Italia, il quadro è simile: la produzione industriale ha chiuso il 2025 con una flessione dello 0,2%, nonostante a dicembre l’indice mostri una crescita su base annua, con esclusione dei beni di consumo durevoli (Istat). Nel complesso, i dati suggeriscono una fase di debolezza ciclica più che un’inversione strutturale del manifatturiero europeo.
Trasporti, servizi e domanda interna
Accanto alle difficoltà industriali, emergono comparti più dinamici. Nel 2024 il traffico passeggeri via mare in Italia è cresciuto dell’11,9%, un ritmo quasi doppio rispetto alla media UE, mentre il trasporto merci è rimasto sostanzialmente stabile (Istat). Un dato che conferma il ruolo centrale dell’Italia nella logistica e nella mobilità marittima europea.
Sul versante della domanda interna, Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, intervistato dal Corriere della Sera, ha sottolineato come l’inflazione in Italia sia oggi tra le più basse d’Europa, un elemento che sostiene il potere d’acquisto delle famiglie. Allo stesso tempo, Sangalli ha richiamato l’attenzione su due nodi ancora irrisolti: la persistente debolezza strutturale dei consumi e il peso della bolletta energetica, che continua a gravare in modo significativo sulle imprese del terziario.
Lavoro, redditi e capitale umano
Il mercato del lavoro continua a mostrare segnali contrastanti. Le imprese italiane prevedono circa 424 mila nuove entrate a febbraio 2026, ma quasi il 47% dei profili risulta di difficile reperimento (Unioncamere), evidenziando un persistente mismatch di competenze.
Sul fronte dei redditi, l’Italia si distingue per avere uno dei risultati migliori nell’area OCSE: nel 2025 il reddito reale pro capite delle famiglie italiane è cresciuto dell’1,7%.
Di particolare interesse, a livello globale, il richiamo della Banca Mondiale sui rischi di lungo periodo legati ai deficit in istruzione, sanità e competenze, che potrebbero compromettere in modo significativo i redditi futuri.
Infine, la diffusione dell’intelligenza artificiale tra i giovani – utilizzata nel 2025 da quasi il 64% degli europei tra 16 e 24 anni – segnala una trasformazione profonda dei modelli di apprendimento e lavoro, nella quale l’Italia resta però sotto la media UE (Eurostat).
L’Europa resta uno dei luoghi migliori al mondo
Concludendo, il quadro economico europeo restituisce l’immagine di un sistema ancora attraversato da forti tensioni strutturali, ma non privo di elementi di resilienza. Come ha osservato Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della BCE, in un recente discorso, “L’Europa resta uno dei luoghi migliori al mondo per vivere, lavorare e investire. Il suo problema non è la mancanza di idee, ma la difficoltà a trasformarle in crescita su larga scala. Il 28° regimerappresenta una risposta concreta: uno strumento per costruire un autentico “Made in Europe”, fondato su innovazione, certezza giuridica e valori democratici. È questa la narrazione che l’Europa deve tornare a rivendicare”.
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