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L'outlook della settimana. Il punto al 21 aprile 2026

Il peso della guerra

L’economia mondiale affronta la primavera del 2026 in condizioni più fragili rispetto a pochi mesi fa. Il conflitto in Medio Oriente, con tensioni sullo Stretto di Hormuz, inasprisce il tema della sicurezza energetica e delle catene di approvvigionamento. Il Fondo Monetario Internazionale, nel World Economic Outlook, prevede ora una crescita globale del 3,1% nel 2026 e del 3,2% nel 2027, ipotizzando un conflitto contenuto. Il primo effetto visibile è il rialzo del petrolio e del gas, che alimenta nuove pressioni inflazionistiche e aumenta l’incertezza sui mercati. Banca d’Italia, nel secondo Bollettino Economico del 2026, segnala rendimenti sovrani in salita, premi per il rischio più elevati e maggiore volatilità finanziaria. Anche il dollaro si è rafforzato, segnale tipico delle fasi di tensione internazionale. In questo contesto, le banche centrali restano prudenti. I tassi ufficiali potrebbero scendere più lentamente del previsto se la componente energetica dovesse contagiare l’inflazione di fondo.

Europa: crescita modesta ma basi ancora solide

Christine Lagarde, presidente della BCE, descrive un’economia dell’area euro “in acque turbolente”, ma non priva di elementi di resistenza. Nel 2025 il PIL dell’Eurozona è cresciuto dell’1,4%, sostenuto dai redditi reali in recupero, dalla bassa disoccupazione e dalla domanda interna. Per il 2026 la BCE stima una crescita dello 0,9%, con accelerazione all’1,3% nel 2027. Tuttavia, molto dipenderà dalla durata dello shock energetico. In uno scenario severo, il ritmo di espansione potrebbe risultare sensibilmente più debole.
Sul fronte dei prezzi, Eurostat rileva a marzo un’inflazione del 2,6% nell’area euro, in aumento rispetto all’1,9% di febbraio. L’aumento è coerente con il rincaro dell’energia. La produzione industriale europea cresce dello 0,4% su base mensile, ma resta inferiore ai livelli di un anno prima. 

Italia: espansione minima, ma investimenti ancora attivi

L’Italia entra in questa fase con un’espansione già moderata. Banca d’Italia prevede un PIL in aumento dello 0,5% nel 2026 e nel 2027, con un miglioramento solo nel 2028. Anche l’Ufficio parlamentare di bilancio stima per il primo trimestre una variazione contenuta, tra +0,1% e +0,2%.
Secondo l’ultima Congiuntura Confcommercio, i primi dati del 2026 indicano per l’Italia un avvio d’anno ancora dinamico, nonostante i rischi inflattivi e il contesto geopolitico incerto.

Il fattore energetico pesa immediatamente sul clima economico. Secondo la Congiuntura Flash di Confindustria, emergono i primi impatti della guerra: cala la fiducia delle famiglie, rallentano i consumi, peggiorano le attese dell’industria e frenano i servizi. Si tratta di un segnale importante: l’incertezza geopolitica colpisce prima le aspettative e poi la spesa reale. A sostenere il ciclo restano gli investimenti, ancora favoriti dall’attuazione del PNRR. È uno dei pochi motori espansivi interni in grado di compensare la debolezza della domanda privata.

Credito, inflazione e settori produttivi

Sul fronte finanziario, l’ABI segnala che a marzo i prestiti a famiglie e imprese crescono del 2,4% annuo. Per le famiglie è il quindicesimo mese consecutivo di aumento; per le imprese il nono. Il credito torna quindi a espandersi, pur in un contesto di costo del denaro ancora elevato. L’inflazione italiana resta inferiore a quella europea. Istat certifica a marzo un +1,7% annuo, in aumento dal +1,5% di febbraio. Anche in Italia la dinamica è trainata soprattutto dall’aumento dei costi energetici e degli alimentari freschi.
Nell’industria e nel commercio estero si osservano segnali misti. A febbraio le esportazioni crescono del 2,6% mensile, trainate dai mercati extra UE (+5,3%), mentre quelle verso l’Unione restano ferme. Le importazioni salgono del 3,5%, coerentemente con il rincaro energetico.
Per il comparto delle costruzioni, Istat registra a febbraio un lieve aumento congiunturale della produzione, ma su base trimestrale emerge una flessione dell’1,1%. I permessi di costruire mostrano invece un recupero del comparto residenziale nel quarto trimestre 2025.

Il nodo strutturale: lavoro e produttività

Il conflitto in Medio Oriente ha frenato di netto un andamento congiunturale positivo e rischia di costare quasi mille euro a famiglia nel biennio. Risulta da un’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio presentata al Forum Confcommercio 2026 a Villa Miani. Nondimeno, accanto allo shock esterno restano i problemi interni: oggi nel terziario italiano Confcommercio stima fino a 275mila posizioni scoperte, numero destinato ad avvicinarsi al mezzo milione, come risulta da una ricerca dell’Associazione su competenze, innovazione e fabbisogni nel terziario italiano.

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