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Marzo 31, 2026
Crescita fragile tra shock energetici e fiducia in calo
Un quadro globale ancora incerto
Il conflitto in Medio Oriente, innestatosi su un contesto già indebolito dai dazi statunitensi e dalla ricomposizione dei flussi commerciali, continua a pesare sulle aspettative di imprese e mercati. L’OCSE, nel rapporto di marzo, prevede una crescita globale del 2,9% nel 2026 e del 3,0% nel 2027, ma sottolinea che l’incertezza legata all’evoluzione del conflitto riduce la visibilità sulla domanda mondiale.
Anche la WTO descrive un rallentamento del commercio internazionale nel 2026, dopo un 2025 più dinamico del previsto. La frenata riflette il venir meno dell’effetto di anticipazione delle importazioni e il permanere di rischi geopolitici ed energetici. A sostenere gli scambi resta soprattutto la domanda di beni tecnologici e il ciclo di investimenti collegato all’intelligenza artificiale. Ma il segnale di fondo è un altro: il commercio globale cresce meno e si muove in un ambiente più frammentato, con una minore quota di scambi regolati su base multilaterale.
Europa: clima economico più debole, BCE prudente
In Europa emerge un deterioramento del sentiment. La Commissione europea ne segnala a marzo un calo sia nell’Unione europea sia nell’area euro, rispettivamente a 96,7 e 96,6, entrambi sotto la media di lungo periodo di 100. Scendono anche le aspettative occupazionali, segno che il peggioramento della fiducia non riguarda solo la percezione corrente ma anche le prospettive a breve.
A questa dinamica si aggiunge il rallentamento dell’attività produttiva. Il PMI composito flash dell’Eurozona elaborato da S&P Global si colloca a 50,5, sopra la soglia che separa crescita e contrazione ma sul livello più basso degli ultimi dieci mesi. L’area resta quindi in espansione, ma con un ritmo molto contenuto.
Sul fronte dei prezzi, la BCE continua a muoversi con cautela. Nel suo intervento sugli shock energetici, la presidente Christine Lagarde osserva che il nuovo rialzo del rischio legato all’energia richiede una valutazione flessibile e graduale. Il punto centrale è evitare che uno shock esterno si trasmetta in modo persistente all’inflazione. Resta fermo l’obiettivo del 2% nel medio periodo. In parallelo, con l’intervento di Cipollone ed Elderson, la BCE sottolinea l’importanza e il ruolo dell’euro digitale come leva per rafforzare autonomia e innovazione nei pagamenti.
Scambi, prezzi e trasporti: i segnali dell’economia reale
I dati Eurostat sul commercio mostrano che nel 2025 l’Unione europea ha mantenuto un surplus di beni pari a 128 miliardi di euro, in calo rispetto ai 136 miliardi del 2024. La tenuta dell’avanzo continua a dipendere dai comparti industriali a maggiore valore aggiunto, come macchinari, veicoli e chimica, che compensano la debolezza prodotta dall’energia.
Sempre sul versante dell’economia reale, i dati sul trasporto merci ricordano la centralità della logistica marittima nel sistema europeo: nel 2024 il 67% del trasporto totale interno all’UE, misurato in tonnellate-chilometro, è avvenuto via mare. La strada pesa per il 25,7%, mentre ferrovia, vie interne e aereo restano molto più indietro.
Italia: export in recupero, fiducia in calo
L’Istat rileva a febbraio una ripresa dell’export verso i paesi extra UE, sia su base mensile sia annua. Tuttavia, il dato è in parte influenzato da vendite ad alto impatto nel comparto navale; al netto di queste, la crescita risulta più moderata. Colpisce invece la dinamica dell’import al netto dell’energia, in aumento del 10,5% su base annua, segnale di una domanda che mantiene elementi di vivacità.
Sul fronte dei prezzi, sempre l’Istat segnala che a febbraio, quindi prima dell’infiammarsi del conflitto in Medio Oriente, i prezzi alla produzione dell’industria tornano a diminuire su base mensile e accentuano la flessione tendenziale, soprattutto per effetto della componente energetica. Nelle costruzioni, invece, i prezzi continuano a salire per l’aumento di materiali e carburanti.
Ed è marcato il segnale di debolezza del clima interno. A marzo, rileva Istat, la fiducia dei consumatori cala in modo marcato, mentre quella delle imprese arretra leggermente, con difficoltà più visibili nel commercio al dettaglio. Le attese economiche peggiorano e questo tende a frenare consumi e decisioni di investimento.
Imprese, credito e trasformazioni settoriali
Le previsioni del Centro Studi Confindustria restano prudenti: PIL italiano a +0,5% nel 2026 e +0,6% nel 2027 (mentre l’Ocse taglia a 0,4% nel 2025), con inflazione al 2,5% e rischi al ribasso legati all’energia e alla durata del conflitto. In questo contesto cresce l’attenzione alle fragilità delle imprese. Unioncamere segnala che nel 2025 le istanze di composizione negoziata della crisi sono in aumento di quasi il 70% rispetto al 2024. È un indicatore di tensione, ma anche di maggiore utilizzo di strumenti di emersione precoce delle difficoltà.
Anche sul lato delle famiglie emergono segnali da monitorare. La Banca d’Italia osserva la rapida crescita del Buy Now Pay Later: dal 4% dei nuclei familiari nel 2022 al 30% nel 2025. L’aumento evidenzia aree di vulnerabilità finanziaria.
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