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L'outlook della settimana. Il punto al 7 aprile 2026

La crescita inciampa tra shock energetici e domanda incerta

Un contesto globale instabile

 L’economia internazionale torna a confrontarsi con un contesto più instabile. Il conflitto in Medio Oriente introduce uno shock di offerta che incide direttamente sui prezzi energetici e, indirettamente, sulle aspettative di inflazione e crescita. Il Fondo Monetario Internazionale sottolinea come i Paesi importatori di energia, in particolare in Europa e in Asia, risultino più esposti al rialzo dei costi e al deterioramento delle prospettive di breve termine. I mercati finanziari hanno già reagito con un aumento dei rendimenti e dei premi per il rischio, segnalando condizioni finanziarie più restrittive.

In questo quadro, la Banca Centrale Europea ha mantenuto invariati i tassi di interesse nella riunione di marzo, ribadendo l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2% nel medio periodo. Tuttavia, il nuovo contesto geopolitico introduce rischi al rialzo per i prezzi e al ribasso per l’attività economica, rendendo più incerto il percorso della politica monetaria nei prossimi mesi.

Area euro tra stabilità occupazionale e segnali di rallentamento

Nel contesto europeo, il mercato del lavoro continua a mostrare una certa tenuta: secondo Eurostat, il tasso di disoccupazione dell’area euro si attesta al 6,2% a febbraio 2026, in lieve aumento su base mensile ma in miglioramento rispetto all’anno precedente. 

Dall’altro lato, gli indicatori congiunturali suggeriscono un rallentamento. L’indice €-coin elaborato dalla Banca d’Italia segnala un’espansione moderata, sostenuta dalla fiducia manifatturiera ma ancora fragile sul lato della domanda. La combinazione tra inflazione in risalita e condizioni finanziarie più restrittive rischia di comprimere i consumi e gli investimenti, soprattutto nei Paesi più esposti ai rincari energetici.

Italia: crescita debole e domanda interna sotto pressione

In Italia, il quadro macroeconomico riflette queste tensioni. Le proiezioni della Banca d’Italia indicano una crescita del PIL pari allo 0,5% nel 2026 e nel 2027, con un recupero più marcato solo nel 2028. Il principale fattore di debolezza resta la domanda interna, penalizzata dall’aumento dei prezzi energetici, dall’incertezza e dal peggioramento della fiducia.

L’inflazione, secondo le stime preliminari di Istat, è tornata a salire all’1,7% a marzo, trainata soprattutto dall’energia e dagli alimentari. La dinamica dei prezzi si riflette anche sugli indicatori di disagio: il MIC elaborato da Confcommercio sale a 9,6, segnalando un peggioramento delle condizioni economiche percepite, nonostante il calo della disoccupazione estesa.

Sul lato dei consumi, i dati sulle vendite al dettaglio indicano un rallentamento: a febbraio, le vendite risultano ferme in valore e in calo in volume, con una contrazione soprattutto dei beni alimentari, come spiega anche il direttore dell'Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella: "Le difficoltà principali si rilevano ancora una volta per il segmento alimentare, che da tempo registra alternanze tra recuperi e riduzioni che nella sostanza lasciano quasi inalterati i volumi acquistati”.

Mercato del lavoro e dinamica delle imprese

 Le grandi imprese mostrano un atteggiamento prudente, anche per l’aumento dei costi legato alla guerra. L’Indagine Rapida di Confindustria evidenzia attese di produzione stabile a marzo.

Sul mercato del lavoro, secondo Istat, a febbraio si registra un calo degli occupati su base mensile, accompagnato da un aumento dei disoccupati.

Le previsioni di Unioncamere indicano circa 500mila contratti programmati ad aprile, in linea con l’anno precedente, ma con una criticità strutturale: il 44,6% delle posizioni risulta difficile da coprire. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro continua quindi a rappresentare un vincolo alla crescita. Parallelamente, pesa la carenza di personale anche nella sicurezza privata, come evidenziato nella ricerca Confedersicurezza - Format Research, che segnala difficoltà diffuse nel reperimento di manodopera qualificata, in un contesto di domanda in aumento.

La questione demografica

Accanto alle dinamiche congiunturali, emergono elementi strutturali rilevanti. I dati demografici di Istat confermano il calo delle nascite e una fecondità tra le più basse in Europa, con un saldo migratorio positivo che mitiga solo in parte l’invecchiamento della popolazione. Un quadro che incide direttamente sul mercato del lavoro e sulla sostenibilità della crescita nel medio periodo.

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