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Giugno 16, 2026
Indagine Fipe sulla demografia d'impresa nei centri storici. Perse quasi 10mila imprese in dieci anni: calano i bar, cresce il Sud. Preoccupano boom dei take away e malamovida.
I pubblici esercizi continuano a rappresentare un presidio fondamentale di socialità, servizi e sicurezza nei territori italiani. È quanto emerge dall'indagine "Pubblici esercizi e movida. La demografia d'impresa nei centri storici" (link in pdf al documento integrale), realizzata da Fipe in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne presentata a Roma.
Secondo lo studio, su circa 7.900 Comuni italiani soltanto 162, pari al 2% del totale, sono privi di almeno un bar o un ristorante. Una rete capillare che conta oltre 262 mila imprese attive, con una densità media di un esercizio ogni 182 abitanti. Nonostante questa diffusione, il settore ha interrotto la propria fase di crescita. Rispetto al 2015, infatti, il numero complessivo delle attività è diminuito del 3,7%, con una perdita di quasi 10 mila imprese a livello nazionale. Particolarmente significativa la contrazione del comparto dei bar, che negli ultimi dieci anni ha registrato una riduzione di oltre 22.300 unità. Un fenomeno attribuito soprattutto alla trasformazione di molti esercizi in attività di ristorazione piuttosto che alla chiusura definitiva delle imprese. L'analisi evidenzia inoltre una forte differenziazione territoriale.
Molte città del Centro-Nord guidano la classifica delle chiusure: Trieste ha registrato il calo più consistente con 172 attività in meno (-16%), seguita da Pisa (-114 imprese, -14,6%), Pesaro (-92, -18,3%) e Ancona (-78, -17%). Di segno opposto la situazione in diverse città del Mezzogiorno, dove bar, ristoranti, take away, gelaterie e pasticcerie continuano a crescere. Napoli si colloca al primo posto per saldo positivo con 704 nuove attività (+19,7%), seguita da Palermo (+163 imprese, +8,7%), Bari (+76, +5,8%) e Taranto (+71, +10,6%). Un dato che conferma come la ristorazione rappresenti ancora una delle principali opportunità di autoimpiego nelle aree caratterizzate da maggiori difficoltà occupazionali.
Lo studio dedica particolare attenzione all'evoluzione del settore nei centri storici delle grandi e medie città. In queste aree si registra una crescente concentrazione dell'offerta e la diffusione di formule commerciali sempre più orientate alla ristorazione informale, caratterizzate da spazi ridotti, assenza di servizio al tavolo e limitato impiego di personale. Secondo Fipe, questa trasformazione sta generando importanti effetti collaterali, tra cui aumento della pressione antropica, rumore, produzione di rifiuti e fenomeni di degrado urbano. I dati relativi ad alcuni quartieri simbolo risultano particolarmente significativi. Nella zona di Porta Venezia, a Milano, le attività di ristorazione con somministrazione sono aumentate del 53,2%, mentre quelle da asporto sono cresciute del 32%. A Roma, in una parte del quartiere Trastevere, i take away hanno registrato un incremento del 33,3%, mentre i bar tradizionali sono diminuiti del 24,1%.
Alla base di questa trasformazione vi sarebbero gli elevati costi di gestione e gli affitti sempre più onerosi, ai quali si aggiungono imposte come la Tari, spesso calcolata su parametri ritenuti poco rappresentativi della reale attività svolta. Molti esercizi hanno quindi scelto di riconvertirsi in locali di dimensioni ridotte, con minori costi operativi.
Fipe sottolinea però come la proliferazione dei take away, spesso basati su strategie commerciali aggressive e su un'offerta fortemente orientata alla vendita di bevande alcoliche a basso prezzo, possa contribuire all'insorgere di fenomeni di "malamovida", con conseguenze negative per residenti, imprese e qualità della vita urbana.
"Le dinamiche in atto nei nostri centri storici richiedono un governo attento e una visione strategica, non semplici interventi tampone", ha dichiarato il presidente Fipe, Lino Enrico Stoppani. "Affrontare le criticità legate alla malamovida esclusivamente attraverso ordinanze restrittive sugli orari e sulle modalità di svolgimento dell'attività significa colpire le imprese sane senza risolvere il problema alla radice". Secondo Stoppani, è necessario recuperare una capacità di pianificazione e governo del territorio, soprattutto nelle aree più delicate delle città, limitando la proliferazione indiscriminata di format commerciali che rischiano di compromettere l'identità e la qualità dei centri storici. "Le amministrazioni locali devono tornare a svolgere una vera funzione di governo del territorio, regolando l'apertura di nuove attività nelle zone già critiche e contrastando le forme di dumping commerciale che danneggiano non solo i pubblici esercizi, ma la vivibilità stessa delle città", ha concluso il presidente di Fipe.
Per maggiori informazioni potete contattare:
011.5516153 Patrizia Spina
011.5516121 Erica Quartarone
Daniela Triscio info@epat.it
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