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Settembre 29, 2026
Il presidente di Confturismo Confcom, Manfred Pinzger, interviene nel botta e risposta tra il presidente Fipe, Lino Enrico Stoppani, e il ministro Gianmarco Mazzi. “Il turismo è il più formidabile motore di sviluppo che possediamo, va sostenuto e valorizzato”.
“Il turismo del nostro Paese è il più formidabile motore di sviluppo sostenibile, sociale e territoriale che possediamo. Sono più di 400mila le imprese turistiche - dagli alberghi ai ristoranti, dai campeggi alle agenzie di viaggio, fino ai porti turistici e alle diverse professioni del settore - che, ogni giorno, negli oltre 8mila Comuni italiani, contribuiscono a rendere l’Italia la ‘superpotenza del turismo’ che tutti vogliamo. Questo straordinario ecosistema di imprese e territori rappresenta una ricchezza fondamentale del nostro Paese, che deve essere sostenuta, valorizzata e accompagnata nella sua crescita. Per questo è fondamentale governare i flussi turistici, misurando l’impatto ambientale e la capacità di carico delle destinazioni; destinare incentivi fiscali alle imprese turistiche che investono e coordinare in modo efficace i fondi nazionali dei diversi Ministeri. Lo abbiamo detto e continuiamo a ripeterlo: il turismo è territorio, il turismo è impresa”.
Con queste parole il presidente di Confturismo Confcom, Manfred Pinzger, fa la chiosa a un botta e risposta che ha caratterizzato la giornata del 28 settembre scorso, innescato dal presidente di Fipe e vicepresidente vicario di Confcom, Lino Enrico Stoppani. In ballo la definizione del turismo come industria per bocca del ministro Gianmarco Mazzi.
"In questi giorni si sente molto spesso il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, parlare di 'industria del turismo italiano'. Con tutto il rispetto per un ministro della Repubblica, il turismo italiano è tutto fuorché un'industria", aveva affermato Stoppani, presidente di Fipe Confcommercio, per il quale "un'industria comporta infatti la standardizzazione dei processi e la ricerca di economie di scala ottenute tramite grandi volumi e concentrazioni di attività. Il turismo italiano è l'esatto contrario: la nostra vera forza è una biodiversità unica dell'offerta e dell'accoglienza. Non esiste un modo per applicare un minimo comune denominatore a un modello fatto di piccole e medie imprese diffuse su tutto il territorio".
"Quando parliamo dei 117 miliardi di valore aggiunto generati dal turismo - aveva concluso Stoppani - dobbiamo ricordare che questa ricchezza è distribuita in 3.292 Comuni turistici italiani. Ognuno di questi Comuni risponde a domande, esigenze e caratteristiche particolari che non possono essere omologate o ridotte sotto il concetto di 'industria', che rappresenta una contrazione penalizzante rispetto alla realtà attuale".
"Rilevo con soddisfazione che si sta accendendo un dibattito sul tema turismo. Il fatto stesso che se ne parli dimostra che abbiamo centrato l'obiettivo: riconoscere la forza e la centralità di un settore che non può più essere relegato al ruolo di Cenerentola dell'economia o di semplice comparto accessorio. Nel tempo il portato delle parole cambia, evolve e si arricchisce. Oggi industria non significa soltanto produzione seriale e standardizzazione. O, tecnicamente, attività di trasformazione delle materie prime in beni finiti. Il termine richiama operosità, ingegno e capacità di organizzare risorse, competenze e relazioni per generare valore. In questo senso, il turismo è pienamente un'industria". Così il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, in risposta al presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani.
"Il turismo - argomenta Mazzi - è forse l'industria più trasversale e più italiana che abbiamo: unisce ricettività, ristorazione, trasporti, artigianato, tecnologia, infrastrutture, cultura, impresa, commercio e chissà quanto altro. In una parola 'industria', fisica, solida, per farci ascoltare in Europa. Lo confermano i numeri, in termini di arrivi, presenze e impatto sul Pil. Lo confermano le politiche mirate che Governo e Ministero stanno mettendo in campo per imprese, lavoratori, innovazione, digitalizzazione e sostenibilità. La prevalenza delle piccole e medie imprese non contraddice questa visione. Ne definisce il carattere italiano. Parlare di industria del turismo non significa omologare le destinazioni, ma dare loro gli strumenti per crescere, innovare e competere. Significa pensare non a una semplice somma di attività ma a una grande filiera produttiva nazionale, una piattaforma diffusa in migliaia di Comuni. Il turismo è industria quando lo si riconosce, lo si misura e lo si pianifica. Quella italiana è un'industria della diversità, non della standardizzazione. Non vogliamo omologare l'Italia: vogliamo dare forza industriale alla sua unicità. E poi, industria è il termine più bello da accostare ai mondi creativi, si pensi all'industria del cinema e a quella della moda. Invito il presidente Fipe all'evento sul futuro del turismo in programma sabato 17 ottobre, sarà un confronto utile e leale".
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