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L'outlook della settimana. il punto al 29 settembre 2026

L’economia italiana resiste tra crescita e nuovi vincoli

Secondo l’OCSE, l’economia mondiale ha rallentato, ma ha dimostrato una significativa resilienza agli shock geopolitici ed energetici. Gli investimenti legati all’intelligenza artificiale hanno contribuito a sostenere produzione e scambi, mentre le prospettive restano condizionate dall’evoluzione dei prezzi dell’energia, dai rendimenti dei titoli pubblici e dalle tensioni internazionali. In questo scenario, l’istituto di Parigi ha rivisto al rialzo la crescita del PIL italiano per il 2026: dallo 0,5% allo 0,9%.
Anche Confindustria sottolinea come l’anno sia stato finora migliore delle attese: nella primavera scorsa la crescita prevista era ancora dello 0,5%, mentre oggi le principali stime si collocano intorno allo 0,8-0,9%. Un miglioramento favorito dai risultati positivi dei primi due trimestri, dal sostegno del PNRR e da una trasmissione dei rincari energetici ai prezzi degli altri beni inferiore alle attese.
Negli ultimi mesi dell’anno, tuttavia, l’energia torna a pesare sulle prospettive di crescita. La quasi completa chiusura dello Stretto di Hormuz mantiene elevati i prezzi di petrolio e gas: secondo Eurostat, nel secondo trimestre il valore delle importazioni di petrolio dell’Unione europea è aumentato del 55,8% rispetto alla media mensile del 2025, a fronte di volumi sostanzialmente stabili.

I conti pubblici lasciano poco spazio

In un quadro che mostra comunque segnali di miglioramento, resta il vincolo della finanza pubblica. L’Istat ha confermato che nel 2025 il rapporto tra deficit e PIL è rimasto al 3,1%, appena al di sopra della soglia del 3% prevista dalle regole europee. Un dato che rinvia l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo avviata dall’Unione europea nel 2024: per chiuderla già quest’anno sarebbe stato infatti necessario che il deficit del 2025 fosse sceso sotto il 3%. 

Le aspettative delle imprese restano positive

Secondo Unioncamere, il 27,5% delle imprese prevede per il 2026 una crescita del fatturato di almeno il 3%, mentre il 19,8% si attende un aumento delle esportazioni e il 15,8% dell’occupazione. Indicazioni positive che, pur con percentuali leggermente diverse, si confermano anche nelle aspettative per il 2027. 
Parallelamente, il Market Watch sulle imprese della Toscana presentato da Banca Ifis agli Innovation Days 2026, realizzato anche su dati Format Research, descrive una regione che combina una solida base manifatturiera con una forte vocazione all’esportazione. Negli ultimi anni le imprese toscane hanno registrato una crescita media annua dei ricavi del 2,2%, superiore alla media nazionale e alla Lombardia, anche se la redditività rimane sotto pressione.

L’innovazione si diffonde tra le imprese

I nuovi dati dell’Istat sull’innovazione nelle imprese mostrano che nel triennio 2022-2024 il 62,9% delle aziende industriali e dei servizi con almeno dieci addetti ha svolto attività innovative, 4,3 punti percentuali in più rispetto al periodo precedente. L’aumento ha riguardato soprattutto le piccole imprese, mentre industria e servizi continuano a presentare livelli di innovazione particolarmente elevati. Più articolato il quadro della ricerca e sviluppo. Nel 2024 la spesa complessiva è aumentata del 5,6% a prezzi correnti, ma tra le imprese la crescita è stata sostenuta esclusivamente dalle grandi aziende, mentre è diminuita nelle piccole e nelle medie. Un divario che continua a rappresentare un elemento di debolezza strutturale del sistema produttivo italiano.

Il commercio estero e l’economia dei territori

Anche i dati più recenti sul commercio internazionale restituiscono un’immagine non univoca. Ad agosto le esportazioni italiane verso i Paesi extra UE sono diminuite del 2,1% rispetto a luglio, ma il risultato risente delle eccezionali vendite di mezzi di navigazione marittima registrate nel mese precedente. Al netto di questa componente, l’export avrebbe segnato un lieve aumento dello 0,2%.

Dietro i grandi indicatori economici resta poi un tessuto di piccole imprese che continua a trasformarsi. L’Osservatorio sulle tabaccherie 2026, realizzato da Format Research per la Federazione Italiana Tabaccai, mostra bene questa evoluzione. La tabaccheria tradizionale è diventata progressivamente un punto di accesso a numerosi servizi: pagamenti, spedizione e ritiro di pacchi, giochi e altri servizi quotidiani si affiancano alla vendita dei prodotti tradizionali, adattandosi ai cambiamenti dei consumi e delle abitudini dei cittadini. 

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